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  • Andrea Zanatta dal 16 settembre al 15 gennaio

    Andrea Zanatta dal 16 settembre al 15 gennaio

    Andrea Zanatta fin da giovanissimo si dimostra attratto dal mondo dell’arte, vestita mostre e musei cercando di capire cos’è l’arte e cosa soprattutto distinguere una persona “normale” da un artista. Lui vorrete essere un artista ma non si sente tale.
    Dopo i primi approcci deludenti con la pittura che non soddisfano la sua “sete” di esprimersi viene “folgorato” da una frase dello spagnolo Santiago Ramòn Y Cajal che dice testualmente << Solamente l’obbiettivo può saziare la sete di bellezza di colori i quali, nati artisti, non ebbero il tempo necessario per esercitarsi metodicamente, fino a padroneggiare il pennello e la tavolozza >>. Questa frase sembrò quasi giustificare la sua incompetenza in fatto di pittura e gli diede la forza necessaria per cominciare a fotografare con uno slancio imprevisto. Trova così nella fotografia la risposta alle sue domande sulla questione dell’arte vera.
    Come si fa ad essere originali e creare un’opera nuova e quindi essere in ultima analisi veramente artisti quando tutto sembra già stato detto, inventato e fotografato? Vittorio Sgarbi dice che << abbiamo un’opera nuova quando avvertiamo in essa un diverso modo di percepire la realtà. Se siamo abituati a percepire la realtà seguendo determinati modelli quando vediamo un artista nuovo sapremo che sull’artista è tanto più grande quanto più riesce a farci percepire la realtà in modo diverso: in quella variante, pur piccola, c’è la sua poetica, il suo stile >>. E se lo stile è il pensiero di una artista sul mondo, allora ANDREA ZANATTA è un artista. Pensiero che non può essere uguale a quello di un altro perché altrimenti sarebbe già preceduto e contenuto in un’altra fotografia, non ci sarebbe motivo di rifarla.
    Una fotografia se è un’opera d’arte ci offre una diversa visione del mondo.
    Attraverso una fotografia noi vediamo il mondo come prima non l’avevamo mai visto.
    Per questo motivo un artista è diverso da ogni altro, perché connota il suo stile in maniera unica anche di fronte a una stessa porzione di mondo che un altro con il proprio stile ha già fotografato, perché si immette la propria vita, la propria visione del mondo.
    Guardando le sue foto percepiamo la sua poetica, che non si esprime facendo suo un grande preciso, perché la vita si esplicita attraverso molteplici forme, di conseguenza egli ama le foto di paesaggio, di ritratto, di architettura, lo still life, di reportage, perché egli dice: <<tutto quello che ci circonda fa parte ed è essenza della vita >>.
    Ritengo che nella fotografia abbia trovato il segreto per liberare i propri sentiment, per esprimersi senza alcun condizionamento.
    Nella fotografia di Andrea Zanatta c’è il primigenio istinto w rituale del graffitista primitivo: quella “necessità”, appunto, per la quale il fotografare è fisiologico, forse per lasciare un segno ai posteri, forse per poter entrare nella storia e così divenire immortale, ma è soprattutto indispensabile al vivere meglio, in ultima analisi al vivere e non sopravvivere.
    E l’eccesso forse di questa fotografia estesa nei suoi più svariati generi è voglia di vincere gli ostacoli, abbattere le barriere, in definitiva di esserci.
    Attualmente Andrea Zanatta vive e lavora a Venezia.

    Enrico Maria Ruggeri

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